Family Link | ATTACCAMENTO: come e perchè ci leghiamo agli altri
Studio di Psicologia a Ferrara.
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ATTACCAMENTO: come e perchè ci leghiamo agli altri

Cosa ci spinge a legarci alle altre persone? In che modo costruiamo delle relazioni affettive in cui sentirci sicuri?

Per rispondere a queste domande è necessario partire da lontano, soffermandoci sulle storia delle nostre prime relazioni affettive. Secondo Bowlby, lo psicologo che per primo definì l’importanza dell’attaccamento, i bambini sin dai primi giorni di vita hanno la tendenza innata ad instaurare legami affettivi privilegiati con almeno un caregiver ovvero una figura adulta di riferimento.  

Lo scopo principale di questo legame è quello di proteggere il bambino dai pericoli dell’ambiente, permettendogli al tempo stesso di esplorare e conoscere il contesto in cui vive: partendo da questa relazione, il piccolo imparerà a regolare le proprie emozioni, le distanze fisiche ed a richiedere protezione quando ne sentirà il bisogno. 

Come funziona questo meccanismo nella pratica?

Quando il bambino si sente sufficientemente al sicuro, perchè la sua figura di riferimento si mostra attenta ai suoi bisogni e in grado di rassicurarlo in maniera efficace, tende a “disattivare” il sistema di attaccamento, per dedicarsi alle sue attività di gioco, scoperta ed esplorazione. Al contrario, quando si sente in pericolo, attiva il sistema di attaccamento, richiedendo vicinanza fisica e protezione.

Con il tempo i bambini interiorizzano le interazioni con i propri caregiver e costruiscono degli schemi mentali che gli saranno utili per predire cosa succederà nell’ambiente e imparare a relazionarsi con esso; queste rappresentazioni prendono il nome di modelli operativi interni e accompagneranno la persona lungo tutto il ciclo di vita. In questo senso si può dire che lo stile di attaccamento interiorizzato in infanzia sia piuttosto predittivo dello stile di attaccamento in età adulta.

Vediamo ora quali sono i quattro principali stili di attaccamento che il bambino sviluppa a partire dal legame con i suoi adulti di riferimento e quale impatto possono avere sul modo in cui costruirà dei legami in età adulta.

Un bambino che ha un attaccamento di tipo sicuro, può comunicare le sue emozioni sia positive sia negative, ad un caregiver emotivamente disponibile ed efficace nell’accoglierlo e regolarlo emotivamente. Il piccolo si sente protetto e al sicuro, quindi potrà dedicarsi alle sue attività di esplorazione, consapevole del fatto che appena si sentirà in pericolo, la sua mamma o il suo papà saranno pronti a supportarlo. Molto probabilmente un adulto che ha interiorizzato questo tipo di legame, avrà un’alta fiducia in se stesso, riuscirà a fronteggiare i problemi sapendo riconoscere quando chiedere aiuto o supporto ad altri; avrà relazioni di coppia intime e profonde, in cui i conflitti riescono ad essere risolti in maniera costruttiva e in generale rispetta, si confronta e si fida dell’ “altro”, avendone costruito un modello positivo. 

Un bambino che ha un attaccamento di tipo insicuro evitante, ha imparato a “fare da sè”, a non comunicare le proprie emozioni (in particolare quelle negative), in quanto il suo caregiver non è stato in grado di accoglierle. Si può dire che il bambino insicuro evitante abbia parzialmente disattivato il sistema di attaccamento, investendo invece sul sistema di esplorazione dell’ambiente, in maniera autonoma. Con grande probabilità questo bambino diventerà un adulto distanziante, caratterizzato da un’alta fiducia in se stesso, accompagnata da un alto evitamento delle relazioni intime profonde. Infatti spesso questi bambini diventano adulti che costruiscono relazioni di coppia dove l’intimità e la comunicazione è piuttosto scarsa; la persona sembra poco coinvolta, mostra poco affetto e preferisce evitare i conflitti e i momenti di condivisione profonda.

Un bambino che ha un attaccamento di tipo insicuro ambivalente, ha fatto esperienza di un adulto “imprevedibile”, che non è stato capace di mandare segnali di sicurezza: a volte questo adulto può aver accolto le richieste del piccolo, mentre in altre occasioni può averlo ignorato o al contrario essere stato invadente. In questa situazione il bambino impara ad “ipervigilare”, non sentendosi mai certo della reazione del proprio genitore e svilupperà un attaccamento eccessivo poichè non ha imparato cosa aspettarsi dalla sua figura di riferimento. Da grande potrà essere un adulto preoccupato, con delle difficoltà a vivere esperienze intime con serenità e soddisfazione: infatti temono di non essere amati e ricambiati dal partner e di non essere meritevoli del loro amore, costruiscono relazioni dove è forte la dipendenza verso l’altro che tendono alla ricerca di una fusione con il partner. Comportamenti di autonomia del proprio compagno vengono spesso interpretati come minaccia di abbandono.

Un bambino che ha un attaccamento di tipo disorganizzato, potrebbe aver vissuto episodi di maltrattamento, abuso o trascuratezza, oppure i suoi adulti di riferimento potrebbero aver vissuto esperienza difficili che non sono state elaborate, ripercuotendosi nel rapporto quotidiano con il piccolo. Molto probabilmente un bambino che ha fatto esperienza di questo legame, diventerà un adulto con uno stile di attaccamento irrisolto che prova un intenso stato di paura e allarme di fronte al proprio bisogno di attaccamento e alle richieste del partner.

E’ importante sottolineate che un adulto che non riesce a rispondere in maniera adeguata ai bisogni del proprio figlio non lo fa mai in maniera intenzionale: spesso il suo comportamento è il risultato della propria esperienza come figlio, che porta a ripetere il modello non sicuro, appreso nella relazione con i propri genitori. 

La buona notizia è che i modelli appresi si possono modificare: spesso l’incontro di un partner può portare alla costruzione di un’esperienza correttiva, promuovendo il cambiamento verso la costruzione di un attaccamento sicuro, in cui è possibile vivere bene l’intimità, risolvendo i conflitti in modo costruttivo.

Per questo diventa importante essere consapevoli di come ci muoviamo nelle relazioni con gli altri e nel caso in cui ci troviamo in difficoltà o in relazioni in cui si ripete sempre lo stesso copione, chiedere un aiuto ad un professionista.