Family Link | SFIDE SOCIAL, SELFIE KILLER e HORROR GAMES: adolescenti tra social e rischio
Studio di Psicologia a Ferrara.
6401
post-template-default,single,single-post,postid-6401,single-format-standard,mkd-core-1.0.2,ajax_fade,page_not_loaded,,onyx-ver-1.4.1, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,wpb-js-composer js-comp-ver-4.7.4,vc_responsive
 

SFIDE SOCIAL, SELFIE KILLER e HORROR GAMES: adolescenti tra social e rischio

Le notizie di cronaca di questi giorni hanno messo in luce diversi episodi in cui sono coinvolti ragazzi alle prese con una delle ultime frontiere dei Social: delle vere e proprie “prove di coraggio”, postare video o foto in imprese pericolose o mortali dove la posta in gioco è la vita. Di cosa si tratta? Perché i ragazzi aderiscono a questo genere di situazioni mettendo a rischio la propria vita?

Selfie Killer è il termine che generalmente viene utilizzato per identificare una foto che i ragazzi mettono in rete, mentre vengono ripresi in situazioni pericolose: può trattarsi di un selfie in cima a un grattacielo, su una scogliera o mentre corrono in moto o addirittura può diventare una vera e propria sfida, con tanto di hashtag, alla ricerca della situazione più estrema. Qual è la posta in gioco? Avere più like e condivisioni di chiunque altro!

I numeri di questo fenomeno sono preoccupanti: 1 adolescente su 10 fa selfie pericolosi in cui mette anche a repentaglio la propria vita e oltre il 12% è stato sfidato a fare un selfie estremo per dimostrare il proprio coraggio (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Perché gli adolescenti sono più vulnerabili a questo fenomeno?
Vi sono almeno due ragioni: la prima è che l’adolescenza è una fase della vita in cui il desiderio di sperimentare è molto presente; i ragazzi sono alla ricerca di sensazioni nuove, insolite, spinti anche dai cambiamenti nel loro cervello e questo li porta a misurarsi anche con situazioni pericolose, senza esaminarne le possibili conseguenze, anche se potenzialmente letali. Ecco allora che una sfida come quella proposta sui social trova un terreno fertile, fatto di ricerca di emozioni forti con cui misurare il proprio valore.

La seconda ragione riguarda il maggiore coinvolgimento sociale che i ragazzi hanno in adolescenza: è un periodo in cui le relazioni con i coetanei sono fondamentali e questo può spingere i ragazzi ad aderire a sfide potenzialmente pericolose solo per sentirsi parte del gruppo e mettersi alla prova. Il gruppo diventa un motore fondamentale per compiere azioni che da soli magari non si prenderebbero nemmeno in considerazione. E visto che sempre di più le relazioni tra ragazzi e la loro popolarità passa attraverso la rete, cosa meglio di un selfie “insolito” per avere più like e condivisioni?

Il problema in questo caso è che i ragazzi rischiano di mettere in pericolo la loro vita, facendosi selfie sui binari o in cima a un grattacielo alla ricerca di sensazioni forti da mettere in rete per avere un’immediata visibilità, che purtroppo dura il tempo di un click.

Su questo terreno trovano spazio le sfide più estreme, come quelle proposte negli Horror Games, come per esempio la “Blue Whale”, la Balena Blu, che ha già portato al suicidio più di 130 giovani. Si tratta di una sfida che dura 50 giorni che prevede diverse prove, che vanno da guardare film horror per un giorno intero, a incidersi una balena sul braccio con un coltello fino alla prova finale che prevede il suicidio.